• 11 August 2022

Tumori cutanei: “È importante conoscere la malattia, per poterla affrontare al meglio. Per questo occorre coinvolgere i pazienti e i loro familiari”.

Il carcinoma squamo cellulare (CSCC) è uno dei tumori della pelle più comuni e rappresenta da solo il 20-25% di tutti quelli cutanei, secondo per diffusione solo al melanoma. È caratterizzato da una crescita anomala e accelerata delle cellule squamose che, se individuata precocemente, nella maggior parte dei casi è curabile. Può localizzarsi ovunque sul corpo, ma si trova più spesso sulle aree esposte alle radiazioni ultraviolette, che rappresentano uno dei principali fattori di rischio, unitamente all’età superiore a 50 anni e a un sistema immunitario indebolito.

Con l’obiettivo di discutere degli strumenti più adatti a una diagnosi precoce e delle attuali prospettive di cura, Motore Sanità ha organizzato l’evento “Presa in carico del paziente affetto da tumore cutaneo“.

«Il carcinoma della cute a cellule squamose rappresenta il secondo tumore della pelle per incidenza con circa 20mila nuovi casi l’anno. È più frequente nel sesso maschile e la sua localizzazione correla con le aree di massima irradiazione solare come il labbro inferiore, la porzione superiore del padiglione auricolare, il dorso del naso, la fronte, le regioni zigomatiche, il dorso delle mani ed il cuoio capelluto nelle persone calve. In circa il 95% dei casi, grazie soprattutto alla chirurgia e in misura minore la radioterapia, si ottiene una guarigione definitiva, mentre i restanti casi determinano una malattia avanzata a livello locale e/o sistemico, coinvolgendo pertanto organi vitali.

I principali fattori di rischio sono rappresentati da un’eccessiva esposizione solare in particolare di tipo occupazionale (per esempio pescatori e agricoltori), l’età avanzata (soprattutto dopo i 70 anni di età), la cute chiara, l’immunosoppressione, come per esempio si verifica nei soggetti trapiantati d’organo.

Il decorso della malattia avanzata, quella cioè non più controllabile con la chirurgia oppure con la radioterapia, non è generalmente modificabile con gli attuali approcci terapeutici. Recentemente però l’immunoterapia ha mostrato una particolare efficacia in queste forme, con una elevata tollerabilità che la rende idonea ai pazienti anziani che sono quelli principalmente colpiti da questa neoplasia», ha dichiarato Mauro Alaibac, Direttore Clinica Dermatologica AOU Padova.

«I tumori cutanei, in particolare il Carcinoma Cutaneo a Cellule Squamose, colpiscono in maggior parte le zone foto-esposte, la zona del volto, del collo, del capo, delle braccia. La malattia localmente ha un effetto molto aggressivo e come per gli altri tumori della pelle si associa alla comparsa di metastasi. Oggi quindi capire, aiutare a capire e a non temere per curare in anticipo è fondamentale, dal momento che ancora persistono paura e vergogna legate a questa malattia esteticamente invasiva.

Se non abbiamo consapevolezza della malattia, non siamo in grado di affrontarla: gli stessi familiari che assistono o vivono accanto a questi pazienti hanno difficoltà a capirla ed è per questo che molto spesso il paziente arriva in ritardo alla diagnosi, quando la malattia è già metastatica”.

L’avanzamento della ricerca, le nuove cure, le linee guida, stanno dando grandi risultati e molta speranza, e oggi siamo qui a lavorare assieme, medici, oncologi e Associazione AIMaMe con l’obiettivo che la conoscenza e la consapevolezza per il malato siano il punto di partenza per un percorso di terapia e di guarigione. Il nostro compito è ascoltare la voce del paziente, spesso anziano e colpito dove la sua pelle è stata bruciata dal sole, per non arrivare tardi a una diagnosi.

Un grido di aiuto arriva anche dai giovani, i giovani immunodepressi, in cura da HIV o per altre patologie che favoriscono l’immunodepressione. Prima si riconosce la patologia, prima si arriva alla diagnosi e alla cura, perché oggi si può guarire e migliorare la situazione provocata dal carcinoma squamo cellulare, per avere una buona qualità della vita e una lunga sopravvivenza», ha spiegato Giovanna Niero, Presidente dell’Associazione Italiana dei Malati di Melanoma e NMSC (AIMaMe). 

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