• 23 June 2021

Uno studio del Centro Cardiologico Monzino determina che dall’inizio dell’emergenza Covid-19, confermato integralmente anche da quelli eseguiti in Spagna e negli Stati Uniti, sono triplicati i morti di infarto acuto e sono diminuite le procedure salvavita di cardiologia interventistica del 40%.

Gli Autori dello studio Giancarlo Marenzi, responsabile della Unità di Terapia Intensiva Cardiologica, Antonio Bartorelli, responsabile della Cardiologia Interventistica, e Nicola Cosentino dello staff dell’Unità di Terapia intensiva cardiologica sottolineano che questo accade in quanto c’è la tendenza, come in tutti i Paesi maggiormente colpiti dalla pandemia, da parte dei pazienti, già in cura e non, ad evitare di recarsi in ospedale per paura di essere contagiati dal Coronavirus.

Gli autori citano, a conferma di ciò, i risultati di un recente studio che ha analizzato l’attività di 81 Terapie Intensive Cardiologiche in Spagna, nella settimana dal 24 febbraio al 1° marzo di quest’anno, confrontandolo con quello dello stesso periodo del 2019, oltre a studi eseguiti negli Stati Uniti, confermati da un’inchiesta pubblicata da Angioplasty.org, Comunità internazionale di cardiologi in rete.

I dati allarmanti che ne derivano si associano a quelli che indicano un aumento delle morti per arresto cardiaco, condizione dovuta, nella maggior parte dei casi, ad un infarto non trattato.

Gli Autori riferiscono, come esempio, che New York dal 30 marzo al 5 aprile di quest’anno sono state registrate 1.990 chiamate d’urgenza per arresto cardiaco, un numero 4 volte più alto rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e, soprattutto, associato a un tasso di mortalità 8 volte superiore.

I pazienti molto spesso, quando arrivano in ospedale, sono già in condizioni gravi con complicanze aritmiche o funzionali compromesse e, a quel punto e nella maggior parte dei casi, le terapie salvavita, come l’angioplastica coronarica primaria, risulta inefficace.

Questo ritardo è spesso fatale e deleterio, perché impedisce trattamenti tempestivi e nell’infarto il fattore tempo è fondamentale e cruciale.

Quindi la paura di recarsi in ospedale è un problema mondiale, anche se i centri altamente specializzati o monospecialistici, come il Monzino, si sono fin da subito organizzati per proteggere i pazienti dall’infezione Covid.

Nell’Hub cardiologico dell’Ospedale Monzino si sono creati percorsi e aree separate Covid-free per contenere al minimo il contagio fra pazienti e mantenere il massimo standard di cura. Probabilmente i pazienti non sono pienamente consapevoli di quanto è stato fatto per proteggerli e continuano ad essere intimoriti.

Il Monzino, insieme ad altri ospedali e società scientifiche italiane ed estere, dopo aver notato un calo di accessi al Pronto Soccorso, ha lanciato un appello a non rimandare le cure, per cercare di far capire ai pazienti che per evitare il virus si rischia di morire di infarto.

Secondo quanto dinanzi detto, se la tendenza dovesse persistere, la mortalità per infarto supererà di gran lunga quella direttamente associata alla pandemia.

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