• 3 August 2021

Durante la pandemia sono stati attivati, in diverse regioni, centri dedicati al sostegno psicologico nei confronti dei tanti disagi creatisi nella popolazione, con operatori dedicati. La stessa cosa è stata attivata all’interno delle strutture di cura nei confronti di pazienti e di personale sanitario. L’incertezza sul futuro, il rischio aumentato della perdita del posto di lavoro o per gli imprenditori del fallimento delle proprie attività, le perdite economiche e le limitazioni della libertà personale sono solo alcune delle tante cause di stress.

Queste situazioni vissute spesso in modo traumatico e non solo da persone considerate fragili, nel lungo termine, possono instaurare circuiti viziosi che si prolungano ben oltre la soluzione della situazione contingente, restando cause di vari disturbi psicologici. Ovviamente il rischio di questo è più alto per le persone che hanno contratto la malattia, o per quelle che hanno dovuto vivere queste esperienze con familiari o conviventi. Ma anche per le persone cosiddette fragili (chi soffriva già di disturbi neuro-psichiatrici) o ad alto rischio di infezione, per condizioni di salute o situazione anagrafica (es. anziani). Gli operatori sanitari poi seppur abituati a condizioni di lavoro impegnative, in questa pandemia sono stati sottoposti a eventi e situazioni al limite della sopportabilità fisico-psichica, diventando perciò spesso molto vulnerabili. Basti pensare oltre al confronto quotidiano con la morte dei pazienti in cura, che si aggiunge ai timori di infettare le persone care. Tutto ciò quasi sempre al termine di giornate vissute al lavoro, con turni logoranti e intervallati da brevissime pause di riposo.

Gli aspetti che gli operatori di sostegno psicologico devono considerare, sono supportate da domande su fattori di stress direttamente collegati a COVID-19 (es. contagio dei familiari, perdita di persone care), ma anche da domande che indaghino malattie in atto come depressione, ansia, insonnia, patologie croniche varie o dipendenze come aumento nell’uso di sostanze. Alcuni pazienti andranno inviati rapidamente allo specialista ed in qualche raro caso potrebbe essere richiesto il ricovero psichiatrico. Ma per la maggior parte dei soggetti che manifestano solo lievi problematiche è sufficiente fornire informazioni sulle normali reazioni a questo tipo di stress e suggerimenti pratici su come gestirle, consigliando di ricorrere all’intervento dello psicologo solo se necessario. Una particolare attenzione dovrebbe essere osservata dai genitori che tendono a sottostimare lo stress nei bambini. Va incoraggiato un dialogo aperto sulle paure e le reazioni dei più piccoli, cercando di sopperire all’ambito privilegiato per questi interventi che nella nostra società è rappresentato dalla scuola. Anche in questa fascia di età sui bambini e adolescenti più fragili andrebbe fornita assistenza psicologica a distanza, durante la chiusura delle scuole.

Infine ora appare chiaro che a tutti gli operatori sanitari ospedalieri, ai primi soccorritori, ai Medici di Medicina Generale, ai farmacisti, occorrerebbe sempre fornire addestramento adeguato riguardo ai problemi psicosociali propri e dei pazienti, per poter affrontare con competenza anche le situazioni più complesse come quella che stiamo vivendo. Sarebbe interessante che questo tipo di formazione diventasse strutturale nei corsi di studio per tutte queste professioni.

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