• 4 October 2022

Sono numerose le allergie stagionali che ci infastidiscono in vacanza, nei mesi più caldi dell’anno: da quelle cutanee a quelle respiratorie, passando per quelle alimentari fino a quelle degli occhi.

Un italiano su quattro soffre delle cosiddette allergie estive, meno conosciute di quelle primaverili ma non per questo meno fastidiose. Oltre alle più diffuse allergie cutanee, come l’orticaria o le allergie da contatto, e in Estate, si sa, la superficie della pelle potenzialmente esposta al contatto è decisamente maggiore, non vanno sottovalutate neppure quelle alimentari o da punture di insetti o da meduse.

Tra le allergie più diffuse c’è l’orticaria: almeno un episodio di. orticaria acuta (pomfi, lesioni cutanee migranti eritemato-edematose e pruriginose) arriva a colpire circa un milione di persone. Il 10% dei più piccoli può soffrire di orticaria estiva. La sudorazione aumenta il prurito, ma anche i raggi del sole e l’acqua di mare, per chi va al mare, aumentano la disidratazione e l’irritazione della pelle. Anche alcuni alimenti che preferiamo d’Estate (pesche, pesce e crostacei …) contribuiscono ad aumentare il rischio di orticaria.

Per le allergie da contatto, come la dermatite atopica, dobbiamo fare attenzione agli emulsionanti a base di cera di lana e alcoli della cera di lana, agli idratanti a base di urea, ai prodotti ad alto contenuto di glicole di propilene, ai profumi e alle soluzioni profumate; ai prodotti che rilasciano formaldeide, anche ai prodotti naturali se fotosensibilizzanti (come il tea tree oil, il balsamo del Perù e la calendula officinalis).

Prestare attenzione anche alla composizione dei tessuti per abbigliamento perché la formaldeide e le resine presenti negli abiti sotto l’etichetta, le colle per il fissaggio degli accessori possono causare sensibilizzazione e dermatite da contatto. Quando avviene una dermatite da contatto, come per tutte le allergie da contatto, la sostanza scatenante va rimossa e serve proteggere la pelle dai raggi solari.

L’henné utilizzato per i tatuaggi temporanei soprattutto dagli adolescenti, se presente in forma non ossidata e a concentrazioni non note, è in grado di indurre allergie; una sensibilizzazione cutanea anche alla prima applicazione o durante il ritocco del tatuaggio. La riesposizione può provocare l’insorgenza di dermatite da contatto che si manifesta con eritema, papule, vesciche talora essudanti, intenso prurito nell’area di applicazione del tatuaggio.

Le allergie possono essere fattori scatenanti per la dermatite atopica che rappresenta la più frequente malattia infiammatoria cronica della cute in età pediatrica, con una prevalenza stimata tra il 16% e il 20% (lesioni eritematose, papule e vescicole, lesioni crostose da grattamento). La buona notizia è che migliora generalmente per azione dei raggi ultravioletti (circa l’80% delle persone affette) esercitando un’azione battericida e riducendo lo stato infiammatorio cutaneo, sommati ai benefici dall’acqua di mare per la presenza di minerali quali cloro, bromo, calcio, magnesio e iodio. Oltre ai pro ci sono i contro … il sudore, la salsedine e l’esposizione solare potrebbero infatti peggiorare le lesioni cutanee, favorendo l’insorgenza e il mantenimento di uno stato infiammatorio.

I più sensibili a queste allergie sono i bambini sotto ai 2 anni è naturalmente consigliabile un’esposizione al sole nelle ore più fresche della giornata meglio ancora se la protezione solare viene spalmata almeno mezz’ora prima. Applicare la protezione anche nelle zone coperte dal costume o se il piccolo è al riparo sotto l’ombrellone. Evitate anche di tenere a lungo il costume bagnato poiché gli sbalzi termici possono favorire il prurito e preferite usare costumi di cotone e privi di cuciture, che potrebbero irritare la cute ipersensibile.

Si stima poi che in Italia oltre 5.000.000 di persone vengano punte ogni anno dagli imenotteri e circa il 5% sviluppi una reazione allergica sistemica. Le allergie non sono però da tutti: le punture di questi insetti riguardano più di 500.000 bambini e adolescenti ma di questi solo il 5% ha una reazione allergica. Le spiagge, le coste e il mare, espongono i piccoli pazienti al morso di meduse il cui contatto induce una reazione irritativa nella zona lesa, caratterizzata da sintomatologia molto dolorosa.

E ancora, se le allergie alle punture di insetti non sono da tutti, non tutte le reazioni irritative hanno come rischio quello di una possibile risposta anafilattica, che fortunatamente resta un evento raro soprattutto in età pediatrica. Nel caso di manifestazione moderata-severa si rende necessario l’accesso al più vicino Pronto Soccorso per la risoluzione dell’episodio acuto e una successiva presa in carico da un centro allergologico specialistico.

Le allergie alle punture di medusa le manifestiamo tutti. Per le punture di meduse è bene evitare il grattamento, lavando via il veleno, rimuovendo i tentacoli dalla cute con acqua di mare e applicando sulla pelle un gel astringente al cloruro d’alluminio. Dimentichiamoci invece i prodotti a base di ammoniaca o i rimedi naturali quali urina, pietre calde o sabbia: potrebbero aumentare invece lo stato irritativo.

Nella stagione estiva si registra un aumento dell’incidenza delle allergie alimentari per via di un maggiore consumo di cibi ricchi in istamina e/o istamino-liberatori quali frutta fresca di stagione, pesche, albicocche, susine, etc; pesce, crostacei e molluschi.  L’assunzione di questi alimenti, soprattutto se crudi, pone il paziente a più alto rischio di ingestione di parassiti allergizzanti, scatenando diverse reazioni, dall’orticaria allo shock anafilattico. È facile che le alte temperature alterino i cibi e se i processi di conservazione e la preparazione non sono adeguati, l’eventualità d’intossicazione alimentare è elevata.

Le allergie agli occhi colpiscono oltre il 20% della popolazione. Tra le forme più comuni distinguiamo le congiuntiviti allergiche intermittenti e persistenti. Meno frequenti, ma più complesse per eziologia, evoluzione e gravità, sono la cheratocongiuntivite primaverile, quella atopica e la congiuntivite gigantopapillare. Durante la stagione estiva è molto diffusa la recrudescenza di quella primaverile, malattia potenzialmente grave, che colpisce più frequentemente il sesso maschile, con esordio tra i 6 e i 7 anni (fotofobia, lacrimazione e sensazione di corpo estraneo, prurito e secrezione oculare). L’esposizione protratta ai raggi solari, all’acqua di mare o di piscina, la sabbia, possono indurre o accentuare questo tipo di allergia agli occhi. 

Tra le allergie agli occhi c’è la congiuntivite allergica e al fine di evitarla sarebbe opportuno rispettare alcune semplici regole igieniche e comportamentali come quella di lavare frequentemente le mani; evitare di sfregare gli occhi, usare lacrime artificiali, bere molta acqua per prevenire la disidratazione del corpo vitreo, adoperare appositi occhialini, indossare sempre durante l’esposizione solare lenti specifiche. Inoltre, indossare un cappello a tesa larga può servire a proteggere al meglio gli occhi da superfici riflettenti come acqua e sabbia.

Grazie all’esposizione solare e al mare, alcune allergie, meglio alcune patologie allergiche quali rinite e asma, migliorano proprio nei mesi estivi poiché le alte temperature riducono la concentrazione di allergeni. Il soggiorno nelle località marine dal clima temperato rappresenta un innegabile vantaggio per tutti quei pazienti affetti da malattie respiratorie croniche, che risultano estremamente sensibili agli sbalzi termici. 

Alcune allergie estive sono il prolungamento di quelle primaverili. I cambiamenti climatici hanno inevitabilmente influenzato il calendario pollinico, inducendo un prolungamento della stagione pollinica anche nei mesi estivi, come per le graminacee. Nei mesi di luglio-settembre, sono particolarmente diffusi i pollini delle composite, come ad esempio l’ambrosia, l’assenzio e l’artemisia che possono causare riacutizzazione della sintomatologia.

Il clima caldo-umido dell’estate facilita alcune allergie perché facilita la proliferazione degli acari della polvere, soprattutto negli ambienti interni delle case di villeggiatura in cui la bonifica ambientale non è stata effettuata per parecchi mesi. Anche le muffe rappresentano un potenziale pericolo in vacanza perché crescono soprattutto in condizioni di elevata umidità, sia all’interno che all’esterno delle abitazioni. È bene limitare il tempo all’aperto durante le giornate molto ventose, soggiornando in locali climatizzati da un deumidificatore.

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