• 23 June 2021

Giovedì 11 marzo 2021 – La pubertà precoce tra gli effetti del lockdown? La prolungata permanenza all’interno delle celle civili abitazioni, conseguenza dei ripetuti lockdown, potrebbe aver accelerato le tappe di crescita dei bambini. Sono infatti più che raddoppiati, rispetto allo stesso periodo del 2019, i casi di pubertà precoce registrati all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma (www.ospedalebambinogesu.it). A rilevarlo è lo studio clinico condotto dagli specialisti del reparto di Endocrinologia, guidato dal prof. Marco Cappa, e pubblicato sull’Italian Journal of Pediatrics. Gli effetti del Covid-19 si fanno sentire in età evolutiva anche indipendentemente dalla catena dei contagi. Il confinamento forzato sembra mettere in modo l’asse ipotalamo ipofisario giocando d’anticipo.

Pubertà precoce: di cosa si tratta?

La pubertà precoce consiste nell’inizio della maturazione sessuale prima degli 8 anni nelle bambine e prima dei 9 anni nei maschi. Malattia rara a tutti gli effetti, con un’incidenza dello 0,1-0,6% nella popolazione, fra le conseguenze che comporta, oltre al possibile disagio psicologico da gestire, vi è l’arresto della crescita in altezza, con statura inferiore alla media in età adulta dovuta alla rapida chiusura delle cartilagini di accrescimento osseo. Se la diagnosi interviene precocemente – prima degli 8 anni – è possibile somministrare farmaci (ormoni) in modo da ridimensionare certi squilibri.

È l’impennata dei casi ad aver catturato l’attenzione degli endocrinologi del Bambino Gesù. Nel periodo marzo-settembre 2019 i pazienti che presentavano un anticipo puberale sono stati 93, con netta prevalenza femminile; nello stesso periodo del 2020 sono stati addirittura 224. Nello stesso periodo del 2017 e 2018 la pubertà anticipata aveva interessato tra gli 80 e i 90 pazienti.

L’ipotesi dei ricercatori è che all’origine del fenomeno ci sia stata una combinazione di più fattori, una serie di coincidenze sfavorevoli che si sono intrecciate durante il lockdown: cambiamenti dello stile di vita (scarsa attività fisica), modifiche del regime alimentare (un maggiore introito calorico) e uso prolungato di computer, smartphone e tablet per seguire la scuola a distanza. Per dimostrare scientificamente le ipotesi è già stata avviata la seconda fase della ricerca, a cui prendono parte anche i Centri di Endocrinologia pediatrica di Genova, Cagliari e Napoli, e che dovrebbe terminare entro marzo 2021.

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