• 6 July 2022

Rete reumatologica piemontese, si lavora per la sua attivazione per rendere i Pdta delle malattie reumatiche più appropriati ed efficaci

Le malattie reumatiche costituiscono la seconda causa più frequente di disabilità dopo le malattie cardiovascolari. Purtroppo la pandemia da Covid-19 ha parzialmente interrotto la crescita virtuosa che ha interessato la Reumatologia fino a questo momento.

Per le malattie reumatiche aumentano le liste d’attesa, sia per accedere allo specialista reumatologo sia per quanto riguarda la presa in carico multidisciplinare che vede coinvolti altri specialisti, e peggiora l’aderenza alla continuità terapeutica. Aumenta anche il sommerso con conseguenti diagnosi ritardate.

Sulla situazione delle malattie reumatiche in Piemonte abbiamo fatto il punto con l’evento RETE REUMATOLOGICA PIEMONTESE. Modelli Organizzativi ed Empasse Post-pandemico”, organizzato da Motore Sanità con il contributo incondizionato di NOVARTIS.

Secondo Enrico Fusaro, Direttore SC Reumatologia AOU Città della Salute e della Scienza Città di Torino, per le malattie reumatiche esiste oggi però un vuoto assistenziale in Regione con tanti malati, o potenziali malati, e pochi reumatologi (significativo che non ci sia una scuola di specialità in reumatologia) e ci sono gravi problematiche strutturali della Regione che portano i pazienti a fare “turismo sanitario” verso un’offerta di cura più competitiva soprattutto nella vicina Lombardia.

Annamaria Iagnocco, Presidente Eular e Professore Ordinario di Reumatologia presso l’Università degli Studi di Torino e Direttrice della SSDDU Reumatologia dell’AO Mauriziano di Torino, ha presentato come esempio virtuoso di rete integrata per i malati di malattie reumatiche, il progetto Reumaclinic, attivo in Piemonte solo da Marzo.

Con Reumaclinic, voluto dall’Aaprac onlus nell’ospedale Mauriziano Umberto I, si prende in carico il paziente di malattie reumatiche non solo dal lato clinico, per offrire diagnosi e trattamenti precoci, ma anche per gli aspetti psicologici e sociali, ad esempio per tutelare le condizioni lavorative dei pazienti e delle loro famiglie, soprattutto i pazienti più giovani e le famiglie dei minori, nelle normali attività socio-professionale che indubbiamente risentono di queste patologie.

La tensione verso le malattie reumatiche in Piemonte è alta perché, come sottolinea Ugo Viora, Executive Manager AMaR Piemonte Onlus c’è un solo reumatologo ogni 1.000 persone possibili portatrici di malattie reumatiche e probabilmente almeno il 50% di queste persone non ha ancora ricevuto una diagnosi certa né una terapia appropriata, che consenta di prevenire la disabilità indotta dalla sua malattia cronica (e limitare i conseguenti costi sociali).

La Regione ha predisposto un articolato piano, anche finanziato dalla missione 6 del PNRR, di potenziamento del territorio, ma solo una rete disegnata tenendo conto anche delle reali necessità delle persone malate di malattie reumatiche e delle loro famiglie, può garantire una presa in carico congrua ed omogenea, superando gli attuali limiti di assistenza di queste persone.

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