• 23 June 2021

di Claudio Zanon
Direttore Scientifico Motore Sanità

Sanità del futuro vuol dire un nuovo bisogno di creatività, flessibilità, coraggio e senso della libertà dei pirati per trasformare il sistema in una solida e innovativa realtà.

Parlare di sanità del futuro ora è quantomai complicato. I cittadini italiani sono duramente provati dalla vicenda della pandemia da SARS-COV-2 ed il Covid-19 ci ha lasciato un’eredità pesante in termini economici, psicologici, di salute e di coscienza della potenzialità ma anche dei limiti del nostro SSN.
Credo che nessuno possa più dubitare del suo sottofinanziamento, della carenza programmatoria della formazione delle risorse umane necessarie, della precarietà e diversità di una medicina del territorio mai definitivamente decollata, della vetustà tecnologica di alcune realtà sanitarie territoriali ed ospedaliere, della contraddizione di un regionalismo imperfetto che deve viaggiare verso un’autonomia differenziata vera.
Ma nonostante ciò il nostro sistema ha retto, rimane un riferimento importante per il suo universalismo e l’approccio equo solidale, per la sua capacità di dare risposte nonostante la non brillante situazione economica del paese.
Il Covid-19 ci ha insegnato che tutto questo non basta e che bisogna procedere ad un rapido ammodernamento del sistema in tutti i suoi aspetti per utilizzare al meglio i soldi europei per la Next Generation, la cui percentuale dedicata alla salute rimane ancora fumosa.

Per far nascere la sanità del futuro occorre procedere ad un ammodernamento efficace e sostenibile, bisogna non continuare a pensare con le solite metodologie schiave di interessi, seppur legittimi, di parte, ma bensì ragionare al di fuori degli schemi, “out of the box”, per arrivare a proposte nuove, rivoluzionarie, fresche e che vadano incontro agli interessi veri dei cittadini italiani.

Da qui l’idea di intervistare cittadini che non siano parte del SSN pubblico o privato, ma attori distanti o paralleli per chiedere loro come vorrebbero che fosse la gestione della salute del prossimo futuro aldilà di leggi, delibere o meri interessi di rappresentanza.
Chiedere loro di sognare per proporre idee per un sistema socio-assistenziale post Covid-19 amichevole, giusto, rapido e solidale. Un sistema che non lasci indietro nessuno ma sburocratizzato, tecnologico e nel contempo olistico, avanzato, umano, funzionale e diffuso. Stanno arrivando finanziamenti importanti da impiegare con coscienza ed avvedutezza, per un network moderno, flessibile e digitale, ma anche per una sanità che non sia più considerata un mero capitolo di spesa ma un investimento ed un motore per il paese. Il tutto obbliga ad un cambiamento di mentalità a partire dalla politica e dalle istituzioni in cui finalmente i rappresentanti dei cittadini ed il governo clinico si coniughino in un processo di reale rappresentanza per una governance diversa, a partire dalle responsabilità del chi fa chi e che cosa.

Spazio quindi a chi non fa parte del solito, seppur spesso necessario, rituale. Spazio a chi ha vissuto e vive anche sulla propria pelle i limiti di una offerta incompiuta. Spazio a chi ogni giorno si scontra con il teoricamente dovuto ma spesso negato. Spazio a chi è abituato a creare e proporre. Spazio a chi studia, ricerca e progetta. Spesso ricordo il famoso motto di Steve Jobs “Why join the navy if you can be a pirate? Bene, oggi abbiamo di nuovo bisogno della creatività, flessibilità, coraggio e senso della libertà dei pirati per trasformare il sistema in una solida e innovativa realtà, ma con lo spirito di una perenne start-up.

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