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O.s.s.: “Serve nuovo contratto Nazionale”

Per capire meglio le problematiche di questa di questi lavori, oltre 300mila in Italia, Mondo Sanità ha intervistato Antonella Luci, Presidente Associazione Nazionale Movimento O.s.s. Italia.

IMAGE BY: elenabs

Gli operatori socio sanitari, nati nel 2001, sono quelle figure professionali che svolgono attività indirizzata a soddisfare i bisogni primari della persona, in contesto sia sociale che sanitario.

Favorisce il benessere delle persone,l’autonomia e l’integrazione sociale delle persone.

Nonostante il ruolo estremamente importante che essi svolgono gli O.S.S faticano a vedere riconosciuti una lunga serie di prerogative come ad esempio: un sistema di formazione nazionale, un nuovo contratto di categoria, e dei registri nazionali dei professionisti.

Per capire meglio le problematiche di questa di questi lavori, oltre 300mila in Italia, Mondo Sanità ha intervistato Antonella Luci, Presidente Associazione Nazionale Movimento O.s.s. Italia.

Presidente, ci spieghi perché necessario cambiare il contratto attuale degli O.s.s.

“Sono moltissime le problematiche che ci spingono a chiedere un nuovo contratto.

Deve essere chiato che le ragioni economiche non sono nelle nostre priorità, innanzitutto chiediamo che venga cambiata l’area di competenza degli O.s.s. da tecnica a sociosanitaria.

Oltre ad essere di maggiore competenza di questa professione esiste anche già una legge che colloca gli O.s.s. nell’area socio sanitaria ed è l’articolo 5 del DDL Lorenzin, questa legge però è ferma per la mancanza di un decreto attuativo”.

Quali sono le altre problematiche principali che andrebbero risolte?

“Un altro punto nevralgico è la formazione, che al momento è affidata alle regioni. Questo ha fatto si che si creasse una enorme disomogeneità nella qualità e nel tipo di formazione su tutto il territorio nazionale”.

Quale è la motivazione della vostra richiesta di un registro nazionale?

“Attualmente non sappiamo neanche con precisione quanti O.s.s. accreditati operano sul territorio nazionale, secondo alcune stime siamo oltre 300mila.

Alcune regioni, come la Liguria, hanno iniziato ad istituire dei registri con adesione volontaria e secondo noi questo è molto importante sia perché senza un censimento ufficiale non è possibile prendere delle corrette decisioni gestionali sia per poter garantire ai pazienti il reale accreditamento dell’ O.s.s. evitando in questo modo che qualcuno possa esercitare la professione impropriamente”.

Chiedete una equiparazione agli infermieri per quanto riguarda i corsi ECM?

“Le nostre aree di competenza sono moltissime e molto diverse tra di loro, con dei corsi ECM sarebbe possibile per il singolo professionista specializzarsi meglio nell’area di competenza in cui lavora o in cui vorrebbe lavorare”.

Moltissime le richieste, ora non si può far altro che aspettare una risposta da parte della classe politica.

“Attualmente viviamo un vero e proprio disastro, dopo che nel 2001 sono stati istituti gli O.s.s. si è fatto poco e niente per creare una struttura organizzativa per la nostra professione”.

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