• 16 October 2021

La pandemia ha lasciato segni indelebili. L’infezione da Sars-Cov-2 può lasciare tracce che potrebbero rimanere per un periodo di tempo registrati nella memoria del cervello.

Gli studi lo dimostrano: il Sars-Cov-2 è associato ad una ampia gamma di disturbi neurologici e sono causati maggiormente da carenza cerebrale di ossigeno, infiammazione cerebrale o trombosi di arterie e di vene cerebrali.

L’alterazione combinata dell’olfatto e del gusto, con durata superiore a 1 mese nel 50% dei pazienti e fino a oltre 6 mesi nel 20% e confusione mentale, perdita di attenzione e memoria, stato di agitazione in circa il 25% dei pazienti, fino ad una alterazione dello stato di coscienza e al coma.

Lo studio italiano NeuroCovid sull’impatto dell’infezione da Sars-Cov-2 sui disturbi neurologici è stato presentato dal professor Carlo Ferrarese, Direttore del Centro di Neuroscienze di Milano, Università di Milano Bicocca e Direttore della Clinica Neurologica, Ospedale San Gerardo di Monza.

Lo studio, avviato dal marzo del 2020, è stato condotto dall’Università di Milano-Bicocca, dall’Università di Milano e dall’Istituto Auxologico di Milano, con il patrocinato dalla Società Italiana di Neurologia (SIN), e hanno contribuito attivamente50 Neurologie italiane. Rappresenta l’analisi che ha visto l’Italia apripista nello studio delle relazioni e possibili complicanze neurologiche causate da infezione da Covid-19.

“I disturbi cognitivi dopo infezione da Sars-Cov-2 fanno parte della “sindrome long Covid” non sono rari, interessano circa il 10% dei soggetti Neuro-Covid, ma l’entità del disturbo è quasi sempre di grado modesto e non raggiunge i criteri di una “demenza”. La durata media è circa 3 mesi e si risolve spontaneamente entro i 6 mesi in quasi la totalità dei casi” ha spiegato oggi il professor Ferrarese durante la conferenza stampa di oggi sul World Congress of Neurology 2021Congresso mondiale della Neurologia presieduto da Antonio Federico,professore emerito di neurologia presso l’Università di Siena, coadiuvato dal presidente SIN il professor Gioacchino Tedeschi condirettore scientifico del congresso.

 L’incontro biennale tra i massimi esperti mondiali della scienza neurologica è in programma dal 3 al 7 ottobre.

Secondo l’analisi preliminare dello studio Neuro-Covid realizzata sui primi 904 pazienti ospedalizzati per infezione da Sars-Cov-2 , provenienti da 18 centri del Nord e Centro Italia nel periodo marzo 2020-marzo 2021, si conferma che il disturbo neurologico più frequente è l’alterazione combinata dell’olfatto e del gusto (anosmia- ageusia, circa il 40% dei pazienti Neuro-Covid) con durata superiore a 1 mese nel 50% dei casi e fino a oltre 6 mesi nel 20%.

Un secondo disturbo post infezione da Sars-Cov-2 , molto frequente (circa il 25% dei pazienti Neuro-Covid), è l’encefalopatia acuta ovvero uno stato di confusione mentale, perdita di attenzione e memoria, stato di agitazione, fino ad una alterazione dello stato di coscienza e al coma.

“È tuttora oggetto di dibattito il legame causa-effetto tra l’infezione da Covid e l’ictus ischemico, verificato nel 20% dei casi dei pazienti oggetto dello studio Neuro-Covid. Tuttavia, quasi tutti riportavano i classici fattori di rischio vascolare per un ictus (ipertensione, diabete, fibrillazione atriale, ipercolesterolemia) – prosegue Ferrarese -. Sembra invece confermato che l’infezione da Covid abbia fatto da “innesco” per la trombosi arteriosa cerebrale, ma anche per le trombosi venose cerebrali, molto più rare”.

La cefalea associata a Covid è frequente, infine, nel 50% dei casi, diventa cronica e dura oltre 2 settimane, mentre in circa il 20% dei casi ha una durata superiore ai 3 mesi.

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