• 20 September 2021

Come istituzioni bisogna rimboccarsi le maniche per cercare di “funzionalizzare” al massimo quello che c’è, e bisogna ascoltare gli esperti per ottimizzare il rapporto tra ospedale e territorio

Il tema della cirrosi epatica e del percorso del paziente è un tema molto importante, come pure l’aspetto trapiantologico, perché anche in un anno e mezzo di riduzione delle prestazioni dovuta alla pandemia, in realtà all’ospedale Molinette di Torino della Città della Salute e della Scienza, dove ha sede il Centro trapianti di fegato regionale, considerato tra le eccellenze della medicina italiana ed europea, i trapianti sono aumentati, e questo è un dato che in Italia durante la pandemia si è visto solo nella nostra regione e alle Molinette in particolare.

L’altro aspetto è rappresentato dall’attività di donazione e trapianto: per quanto riguarda il rene, presso le Molinette, il numero di donatori utilizzati per il trapianto sono stati 138 nel 2020 rispetto a 125 del 2019; per quanto riguarda il fegato sono stati 144 nel 2020 e 138 nell’anno precedente. In complesso, i donatori sono stati 147 nel 2020 e 137 nel 2019 (7,3%) presso il nostro Centro trapianti regionale.
A questo dato se ne associa un altro interessante che riguarda i tassi di probabilità di sopravvivenza che si mostrano migliori nel 2020 rispetto a quelli del 2019.

Questi dati mostrano che sebbene anche in Piemonte la macchina di tutto il percorso di diagnosi e cura del paziente quest’anno è stata messa a dura prova, grazie ad un’efficace organizzazione i risultati sono stati eccellenti.

C’è da dire che i Piani nazionali che spesso vengono assunti dalle regioni così come sono presentati a livello nazionale, ma poi hanno delle reali difficoltà ad essere messi in pratica, come il Piano della cronicità ad esempio, così come tanti altri.

Come istituzioni bisogna rimboccarsi le maniche per cercare, pur con le carenze che fino ad oggi ci sono state dal punto di vista dei fondi, di “funzionalizzare” al massimo quello che c’è, e bisogna ascoltare gli esperti per fare in modo che il rapporto tra ospedale e territorio, anche per la cirrosi epatica, possa determinare dei meccanismi virtuosi.

Con i fondi in arrivo dall’Europa, se gestiti in modo virtuoso, potremo essere attori di un rinascimento della sanità in tutti i campi, anche in quello legato alla gestione alle malattie del fegato.
Il ragionamento che deve essere fatto ora è che, vista la limitazione principale che è rappresentata dal fatto che gran parte delle prestazioni vengono fatte spesso in ambulatori intraospedalieri, in futuro bisognerà capire quali prestazioni si potranno portare su poliambulatori esterni, rispetto al vecchio modello e abitudine di avere sempre tutto nel proprio ospedale e poco nel territorio.

Per la cirrosi epatica c’è un aspetto molto specialistico e ultra-specialistico e quindi il ragionamento deve essere fatto in modo più ampio e complesso.
Bisognerà capire come integrare al meglio le figure – medico di famiglia, specialisti e ospedale – in un contesto possibilmente bilanciato in modo che tenga anche conto della parte territoriale.
In questo, come medico e docente universitario temporaneamente prestato alla Politica, farò il massimo per supportare le istituzioni e gli addetti ai lavori per una sanità più equa e sostenibile, ma anche moderna e innovatrice nella nostra Regione.

Le volete sfogliare il numero dedicato alla cirrosi epatica, seguite questo link.

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