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La solitudine da Covid-19 pericolosa per gli anziani

Doctor Covid – Puntata del 2 Dicembre 2020 – Ospite Marco Trabucchi, Presidente dell’Associazione Italiana Psicogeriatria

Quando si parla di effetti del Covid-19 non si parla esclusivamente di chi viene contagiato dall’infezione da Covid-19 ma sono anche tutte le problematiche sanitarie e sociali causate dalla pandemia che da quasi un anno flagella l’Italia, come la solitudine da Covid-19 di cui soffrono alcuni anziani.

Come sempre accade sono le categorie dei più fragili a patire le peggiori conseguenze e con l’arrivo del nuovo coronavirus e l’interruzione della socialità a soffrirne sono gli anziani, soprattutto quelli che soffrono di decadimento cognitivo. Così l’isolamento forzato ha peggiorato la malattia e avvilito i familiari.

A fare il punto della situazione è Marco Trabucchi, Presidente dell’Associazione Italiana Psicogeriatria:

“Uno degli effetti più gravi del covid per gli anziani è la solitudine, la perdita di contatto con gli altri. Questo è dovuto in parte al lockdown, in parte alla paura dell’anziano e in parte alla paura degli altri che non vogliono rischiare di infettarlo . Questo isolamento può avere effetti devastanti, non solo sull’umore ma anche nelle normali attività della vita quotidiana”.

Il problema quindi non è unicamente che l’anziano è solo, ma è anche che l’anziano non può essere seguito e assistito nella sua quotidianità. Uno dei rischi maggiori della solitudine resta la depressione che provoca una poca voglia di vivere, perché perdendo gli abituali stimoli.

Per alleviare questa solitudine si può ricorrere a supporti telematici, ma non tutti gli anziani hanno la possibilità di utilizzarli, come sottolineato dall’esperto

“il problema dei supporti telematici – prosegue Trabucchi – è che si può utilizzare con le persone che hanno conservato la funzione cognitiva, mentre per chi è affetto da demenza o decadimento della funzione cognitiva vi sono delle complicazioni nell’uso delle tecnologie”; però le tecnologie non possono sostituire la presenza fisica.

Quindi anche se indossando la mascherina e applicando tutti i  giusti accorgimenti bisogna visitare gli anziani. Chi soffre di demenza è anche più esposto al rischio Covid-19.

“La demenza è una malattia cronica – spiega Trabucchi – ed in quanto tale aumenta il rischio di mortalità da Covid-19, inoltre queste persone sono anche più esposte perché fanno più fatica a difendersi dal contagio, perché spesso non tollerano la mascherina e amano il contatto fisico”.

Il problema alimentare
Per anziani soli una delle problematiche principali riguarda l’alimentazione, sia il riuscire a reperire il cibo che poi prepararlo e consumarlo. Perché la depressione da solitudine può portare ad una perdita di appetito e secondo l’esperto bisogna monitorare la situazione.

“Il miglior metodo di valutazione di una corretta alimentazione resta il pesarsi – spiega Trabucchi – perché se c’è un aumento rapido c’è qualcosa che non va a livello cardiaco e allo stesso modo se c’è una perdita di peso c’è un problema di alimentazione. Gli anziani dovrebbero pesarsi ogni tre giorni e valutare se ne stanno prendendo o perdendo”.

Inoltre se la mancanza di appetito dovesse essere causata da una mancanza di senso del gusto bisogna avvertire il medico curante poiché può essere un sintomo precoce del Covid-19.

L’importanza di mantenere un atteggiamento sereno
“La paura dell’anziano non tamponata, da un atteggiamento positivo di altri è drammatica – sottolinea Trabucchi – il caregiver ha il compito di rincuorare l’anziano e limitarne la visione di telegiornali può essere fondamentale, perché gli strumenti di informazione possono essere fonte di ansia e di incertezza. La persona sola non ha possibilità di scaricare su nessuno le proprie paure e questo può aggravarne l’umore”.

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