• 3 August 2021

Uno studio condotto da Economic Evaluation and EHTA del CEIS ha stimato il costo delle infezioni ospedaliere in Italia. I risultati fanno emergere un problema importante sia per i pazienti sia per il SSN

Le infezioni ospedaliere sono quelle infezioni che insorgono durante la degenza in ospedale, o in alcuni casi dopo che il paziente è stato dimesso, e che non erano manifeste clinicamente né in incubazione al momento del ricovero.
Generalmente, e analizzando i database amministrativi, le infezioni ospedaliere interessano quattro principali distretti anatomici (che rappresentano circa l’80% di tutte le infezioni osservate): il tratto urinario; le ferite chirurgiche; l’apparato respiratorio; il torrente circolatorio (sepsi, batteriemie).

Accanto alle problematiche in termini di stato di salute e qualità della vita dei pazienti colpiti da queste infezioni ospedaliere, l’impatto economico rappresenta sicuramente un aspetto importante da analizzare tanto per le implicazioni che determina sui costi diretti sanitari quanto sul futuro impatto in termini di costi indiretti e a carico delle famiglie (costi diretti non sanitari).

L’impatto economico è, infatti, legato al maggior utilizzo di risorse sanitarie (es. durata della degenza, esami diagnostici, farmaci e alla perdita di vite e di giornate lavorative, ed è stato analogamente dimostrato per varie tipologie di infezione (es. infezioni del sito chirurgico) e di patogeni resistenti (es. MRSA).

Un recente studio condotto dal Economic Evaluation and EHTA del CEIS (EEHTA-CEIS) è andato, quindi, a stimare il costo delle infezioni ospedaliere in Italia.
I principali risultati di queste analisi fanno emergere un problema molto importante, tanto per il SSN che per i pazienti.

Un primo aspetto che emerge dall’analisi dei dati è quello relativo alla prevalenza di infezioni registrate nel tempo.
L’andamento temporale dei ricoveri con infezione mostra un trend in aumento tra il 2006 ed il 2018, nonostante il numero di ricoveri acuti in regime ordinario a livello nazionale abbia subito una forte riduzione passando da 8,5 milioni del 2006 a 6,1 milioni del 2018 (Rapporti Annuali SDO – Ministero della Salute).

Tale tendenza all’aumento temporale dei ricoveri può essere correlata ad un parallelo aumento dei microrganismi ad alta resistenza antibiotica che in Italia è stata negli ultimi anni particolarmente significativa specie per i batteri gram negativi.
Le infezioni correlate all’assistenza, infatti, compaiono in media in 47 casi ogni 1.000 ricoveri acuti in regime ordinario, con un trend sempre crescente negli ultimi 12 anni.

La valorizzazione di queste infezioni, mediante stima delle giornate aggiuntive per singolo DRG, ha comportato una stima media annua pari a € 600 milioni.

Lo studio ha anche analizzato il peso economico delle infezioni ospedaliere e nello specifico dell’insorgenza di infezioni post-operatorie.
Il Focus sull’insorgenza di infezioni post-operatorie a seguito di intervento chirurgico è stato effettuato su 6 patologie: Diverticolite, Appendicite, Colecistite, Calcolosi della colecisti, Ernia, Laparocele.
Il focus su 6 interventi selezionati ha evidenziato una prevalenza di 3 casi di infezioni post-operatoria ogni 1.000 interventi selezionati accompagnati da un aumento preoccupante (tanto dal punto di vista degli esiti quanto dei costi) della durata di degenza. In media 12 giornate di degenza aggiuntive.

È stato poi stimato un incremento del costo medio per singolo ricovero pari a € 9.000.

L’analisi ha anche evidenziato un incremento del rischio mortalità.
Ancora, è stato analizzato anche l’impatto dovuto dalle infezioni sul tratto urinario.
Questa analisi ha evidenziato che la presenza di UTI genera un incremento della durata di degenza in media pari a 4 giornate accompagnato da un preoccupante incremento del costo medio di ospedalizzazione pari a € 864.
L’analisi ha quindi evidenziato quanto le infezioni ospedaliere pesano sia dal punto di vista della qualità di vita dei pazienti che, anche e soprattutto, dal punto di visto economico per il Ssn.

I dati aiutano anche a comprendere come da una parte si sente l’esigenza di rafforzare le strategie di prevenzione delle infezioni mediante l’implementazione di modelli organizzativi e gestionali tendenti a prevenire le infezioni stesse (monitoraggio dei pazienti all’accettazione dell’ospedalizzazione) e da un’altra ad utilizzare tecnologie avanzate (dispositivi medici) così da garantire una forte riduzione delle infezioni ospedaliere migliorando la salute dei pazienti e riducendo fortemente i costi, tanto diretti che indiretti.

Ma se non si riescono ad evitare, le infezioni vanno curate.
Accanto, quindi, a questi “strumenti” di carattere “preventivo” diviene necessario considerare anche il contributo dell’antibiotico (di ultima generazione) quale strumento fondamentale a difesa e a protezione dei pazienti.

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