• 8 December 2021

L’immunoterapia rappresenta un approccio terapeutico relativamente nuovo in oncologia, ed è considerata la “nuova arma” per la cura del cancro dopo chirurgia, chemioterapia e radioterapia.

Il trattamento immunoterapico è in grado di attivare e rinforzare il sistema immunitario del paziente spingendolo ad attaccare le cellule tumorale.

Tra le patologie tumorali che hanno tratto un notevole beneficio dall’immunoterapia si riscontrano il tumore polmonare, il carcinoma renale, il tumore del testa-collo ed il carcinoma mammario Triplo negativo.

Questa terapia però non è efficace per tutti i pazienti. Infatti attualmente le immunoterapie falliscono nel 60-80% dei casi, e in alcuni pazienti sono addirittura dannose, perché stimolano pericolose reazioni autoimmuni.

Però secondo uno studio pubblicato sulla rivista Immunity da Davide Bedognetti, dell’Università di Genova e Direttore del Cancer Program del Sidra Medicine di Doha, in collaborazione con l’università della California di San Francisco, attraverso l’identificazione di alcuni geni sarebbe possibile prevedere l’efficacia o meno della terapia.

I ricercatori hanno scoperto che la chiave per far funzionare bene i farmaci immunoterapici si trova nel DNA. Analizzando quasi 11 milioni di varianti geniche, su oltre 9.000 pazienti con 30 diversi tipi di cancro, hanno infatti individuato dei geni che regolano il sistema immunitario e stabiliscono quali pazienti risponderanno meglio agli immunoterapici e quali no.

Si tratta di 20 regioni del Dna con questo effetto immunoregolatorio. Tra queste ci sono anche quelle che controllano la via dell’interferone, un meccanismo che viene attivato anche durante la risposta antivirale e in alcune malattie autoimmuni, come il diabete di tipo 1.

Dopo questa sensazionale scoperta il prossimo passo sarà quello di mettere a punto dei test genetici. In questo modo si potrà prevedere chi risponderà alle immunoterapie, in modo da personalizzare le cure e sviluppare farmaci immunoterapici ad hoc per chi non risponde alle cure.

Grazie a questa scoperta l’immunoterapia in oncologia potrebbe diventare sempre più efficace.

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