• 16 October 2021

Siamo nel corso di una vera evoluzione dell’oncoematologia e le CAR-T ne rappresentano un grande esempio.

Nel mondo emato-oncologico si sta assistendo in questi ultimi dieci anni ad un’evoluzione strabiliante in tutte le patologie emato-oncologiche: penso ai linfomi, al mieloma, alle leucemie acute, alle mielodisplasie.

L’evoluzione dell’oncoematologia, che in alcuni casi sta totalmente modificando l’approccio terapeutico nel trattamento della leucemia: per esempio, negli ultimi 10-15 anni sono arrivati contemporaneamente un numero elevato di farmaci a bersaglio molecolare che hanno cambiato il trattamento – lo stesso per il mieloma e il linfoma – comportando un incredibile miglioramento della prognosi di molte di queste malattie. Miglioramento che va in tre direzioni.

Quando parliamo di evoluzione dell’oncoematologia in primo luogo pensiamo al miglioramento delle probabilità di guarigione di quasi tutte queste malattie emato-oncologiche; in secondo luogo quando non abbiamo ottenuto la guarigione, comunque nella stragrande maggioranza dei casi si ottiene un significativo incremento della prospettiva di vita; infine, in molti più casi i nuovi farmaci a bersaglio molecolare hanno un profilo di tossicità nettamente inferiore di quello delle terapie convenzionali che consentono di allargare lo scenario dei pazienti che possono essere trattati, come gli anziani.

Siamo nel corso di una vera evoluzione dell’oncoematologia, e le Car-T ne sono un grande esempio.

Le Car-T troveranno uno spazio sempre più diffuso e sono già una realtà inconfutabile in alcuni tipi di linfomi. Sono una realtà in evoluzione notevolissima: stanno arrivando già Car-T di seconda generazione (sono in sperimentazione presso i centri italiani, compreso il nostro); tra pochi anni saranno impiegate in moltissime malattie emato-oncologiche e cominciano ad estendersi anche ad alcuni tumori solidi, seppur non ancora con dati consolidati ma con un importante livello di ricerca.

Oggi però la realtà è che ancora troppi pazienti che ne avrebbero tutte le caratteristiche non afferiscono alle Car-T, probabilmente perché c’è una scarsa comunicazione o collaborazione fra centri che fanno regolarmente queste terapie e centri che non le fanno.

Questi ultimi dovrebbero collaborare creando una rete utile: gestendo le fasi di selezione e preparazione del paziente, interagendo nel follow up evitando così ai pazienti viaggi inutili. Purtroppo però è un sistema che stenta a partire. Bisogna cercare un modo perché questa situazione venga cambiata, per esempio creando un vero e proprio network tra centri. E per accelerare questo processo un sistema di organizzazione strutturato da parte delle Regioni probabilmente sarebbe opportuno.
Il territorio in tutto questo ha un ruolo importante.

I trattamenti chemioterapici, biologici, immunologici, innovativi per queste malattie onco-ematologiche sono molto più complessi da gestire, probabilmente una maggiore collaborazione con i medici del territorio eviterebbe molti inutili accessi in ospedale e migliorerebbe la gestione del paziente.
Bisognerebbe cercare di investire di più in questo senso.

Concludo con una ulteriore nota positiva che riguarda le prospettive di cura: sono cambiate nettamente pressoché in tutte le malattie emato-oncologiche, ma stiamo assistendo anche ad uno sviluppo di ricerca importante in Italia. Questi risultati in corso, già estremamente stimolanti, miglioreranno ulteriormente e i nostri pazienti avranno ancora prospettive di guarigione superiori o – se non guarigione – di lunga sopravvivenza.

È uno scenario dei prossimi 5-10 anni che vedo in maniera ottimistica.

Abbiamo trattato l’argomento delle Car-t anche in questo articolo: Car-t, l’oncologia ha messo il turbo

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