• 16 October 2021

di Francesco Saverio Mennini
Professore di Economia Sanitaria e di Microeconomia; Direttore EEHTA del CEIS, Facoltà di Economia, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. Kingston University, London, UK. Presidente SiHTA.

Le emergenze pubbliche possono aumentare la consapevolezza delle problematiche che attanagliano il nostro Ssn, così da riuscire a trovare le soluzioni idonee.

Negli ultimi 10-15 anni lo scenario della Sanità pubblica, in Italia, è mutato in modo rilevante: il progresso scientifico, la ricerca continuamente in divenire, lo sviluppo di nuove tecnologie e di farmaci e dispositivi medici innovativi hanno determinato un netto miglioramento della qualità e aspettativa di vita dei pazienti. Di contro, come mostrato in maniera inequivocabile dall’emergenza Covid-19, si è assistito ad un depauperamento delle risorse a disposizione del SSN conseguenza di approcci dettati da logiche, errate, di vincoli di bilancio stringenti e non correlati al fabbisogno reale e da una interpretazione distorsiva della Sanità che è stata considerata più come un costo che non quale investimento (dimenticandosi che il mercato della salute nel suo complesso contribuisce al PIL più di quanto viene distribuito in termini di finanziamento).

Ma, un sistema sanitario e sociale che aspiri a porre le basi di una reale sostenibilità economica, organizzativa e finanziaria, soprattutto in un momento di crisi, deve dotarsi di una visione in termini di programmazione e pianificazione che superi la mera logica dell’emergenza e quindi del breve periodo, bensì guardando alle sfide che lo attendono nel medio e lungo periodo al fine da garantire un Nuovo Rinascimento per il Ssn.
Elemento essenziale per la costruzione di un sistema “reciprocamente sostenibile” consiste nell’assicurare, per quanto possibile, un quadro programmatico e finanziario certo e stabile.

Nel decennio passato si è assistito, invece, a una situazione di inefficienza tra norme e realtà di accesso, soprattutto per le tecnologie innovative e con riferimento alla struttura organizzativa e gestionale dei modelli assistenziali. 

Occorre quindi individuare e fare ricorso a maggiori risorse (ricordo che tanto in termini di spesa su PIL che in termini di spesa pro-capite su PIL pro-capite l’Italia è ampiamente al di sotto della media dei principali Paesi industrializzati) che dovranno essere indirizzate verso quei capitoli di spesa in cui si deve/può spendere meglio.

Ammodernamento delle strutture tecnologiche all’interno degli ospedali delle Regioni che presentano maggiori criticità (così da ridurre l’eccessiva mobilità), potenziamento dell’assistenza territoriale e domiciliare, maggiori investimenti, anche organizzativi, in materia di prevenzione, disinvestimento delle tecnologie obsolete (con conseguente aggiornamento facendo ricorso a quelle più efficaci ed innovative), aggiornamento dei sistemi informativi e dei database amministrativi, senza dimenticare il personale sanitario (processo di invecchiamento del personale molto elevato – l’età media è passata da 43,5 anni del 2001 a 50,1 del 2015 – accompagnato da un “effetto sostituzione” molto basso).

Le emergenze pubbliche possono e devono aumentare la consapevolezza delle problematiche che attanagliano il nostro Ssn, così da riuscire a trovare, nel breve periodo, le soluzioni idonee al superamento di queste problematiche e all’introduzioni di atteggiamenti migliorativi per tutto il sistema.

È nella stagnazione dell’emergenza che si cela il rischio di non prevedere cosa succederà domani. L’intervento dello Stato deve essere perentorio non solo per rispondere alla crisi del momento ma anche per scongiurare crisi future ancora più drammatiche e, con le risorse aggiuntive provenienti tanto dal Recovery Plan che dal MES si potrebbe programmare un percorso virtuoso tendente a garantire un nuovo Rinascimento del accompagnato da un peso sulle finanze pubbliche molto alleviato. 

Oggi più che mai la politica è chiamata a prendere decisioni che determineranno la vita del nostro Paese e la struttura organizzativa, gestionale ed economica del nostro Sistema di welfare nel suo complesso negli anni che verranno.

Porre la Sanità in cima alle priorità, lo si deve ai cittadini ed al Paese.

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