• 20 September 2021

Una gestione condivisa basata sulla stretta collaborazione tra medico di medicina generale e specialista epatologo è necessario per un percorso assistenziale del paziente caratterizzato da appropriatezza diagnostico-terapeutica

La maggior parte delle malattie croniche di fegato sono oggi controllabili o curabili e quindi l’arrivo alla cirrosi può essere efficacemente ritardato o persino bloccato.

La cirrosi epatica è una causa importante di morbilità e mortalità dipendenti sia dalle complicanze della malattia stessa che dalle comorbidità (osteoporosi, malassorbimento, diabete).
A causa dell’aumentata prevalenza nei Paesi occidentali di epatiti virali croniche e di steatoepatiti, e del loro rischio evolutivo, programmi di prevenzione e di gestione sin dai primi stadi di malattia rivestono primaria importanza.

Il medico di medicina generale ha il compito fondamentale di identificare precocemente i soggetti con epatopatia cronica a rischio evolutivo e di gestire efficacemente quelli con cirrosi epatica considerando che quest’ultima spesso non presenta manifestazioni cliniche fino a che non compaiano le complicanze.

Al medico di medicina generale interessa in particolar modo sia la diagnosi eziologica che quella clinica differenziale con gli stadi pre-cirrotici al fine di programmare specifici interventi preventivi, terapeutici e di sorveglianza.
Pertanto, l’approccio sequenziale di fronte ad un sospetto di cirrosi epatica dovrà essere conferma diagnostica, identificazione eziologica, stadiazione e prognosi, eventuale selezione per trapianto.

Appare evidente che l’identificazione precoce del soggetto con epatopatia cronica, la stadiazione della sua malattia e un intervento personalizzato di terapia e/o monitoraggio sono passaggi essenziali per la cura ottimale di questi pazienti e per garantire, al tempo stesso, la sostenibilità economica degli interventi sanitari.

Da un punto di vista terapeutico, al di là dei trattamenti specifici, molta attenzione dovrà essere posta all’immunizzazione (vaccinazioni), all’apporto nutritivo e al mantenimento dello stato di salute generale.
Una gestione condivisa basata sulla stretta collaborazione tra medico di medicina generale e specialista epatologo, attraverso l’individuazione dei rispettivi compiti, appare necessaria affinché il percorso assistenziale complessivo del paziente con cirrosi epatica sia caratterizzato da appropriatezza diagnostico-terapeutica, anche in virtù degli elevati costi di gestione di questo specifico paziente sia in termini di indagini diagnostiche che di trattamento.

Il medico di medicina generale può contribuire in maniera significativa alla gestione di questo percorso assistenziale mediante una precoce identificazione dei soggetti portatori di malattia epatica cronica a rischio evolutivo, l’identificazione dei pazienti da avviare allo specialista epatologo per completamento diagnostico (stadiazione malattia) e definizione del programma di cura e monitoraggio, l’informazione del paziente, l’integrazione con i servizi ospedalieri per la gestione del paziente (aderenza al programma terapeutico e di monitoraggio, gestione delle comorbidità che possono condizionare e/o interferire con la prognosi), incluse anche le complicanze sistemiche della malattia epatica e quelle del paziente trapiantato.

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