• 4 October 2022

Rossana Berardi, Presidente di Women for Oncology Italy: “Bisogna spingere sull’acceleratore per ridurre i tempi di chiusura del gender gap, che il Global Gender Gap Report stima a 136 anni. Non è eticamente accettabile”.

Contributi previdenziali scontati dell’1%, fino a 50mila euro per azienda nel 2022, punteggi maggiorati nella partecipazione ad appalti pubblici, vantaggi reputazionali e più attrattività nei confronti dei lavoratori, anche in fase di selezione del nuovo personale. Sono questi i vantaggi essenziali collegati alla certificazione della parità di genere, che ora le imprese possono chiedere e ottenere. Si tratta della certificazione, prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (nella missione 5, coesione e inclusione, politiche per il lavoro), per incentivare tutte le imprese ad adottare policy mirate a ridurre il gap di genere in tutte le aree più critiche: opportunità di crescita in azienda, parità salariale a parità di mansioni, gestione delle differenze di genere, tutela della maternità. 

Il tutto in un contesto che vede un gap di retribuzione fra donne e uomini, a livello europeo, del 16 per cento e, a livello nazionale, una donna su due al lavoro. Proprio così: l’Italia è uno dei paesi con il più basso tasso di occupazione femminile. Secondo le stime Ocse, la percentuale di donne attive nel mercato del lavoro è di circa il 40 per cento. Il divario occupazionale di genere è di 27,1 punti percentuali, secondo solo alla Grecia tra i paesi sviluppati. Aumentare l’occupazione femminile e promuovere la parità di genere sono obiettivi prioritari per raggiungere gli obiettivi indicati dalla Commissione europea nel 2030. Gli indicatori per ottenere la certificazione di parità sono: cultura e strategia, governance, processi di gestione e sviluppo delle risorse umane, equità remunerativa per genere e tutela della genitorialità.  

Bisogna spingere sull’acceleratore per ridurre i tempi di chiusura del gender gap che, di questo passo, il Global Gender Gap Report stima a 136 anni. Capiamo bene che non è eticamente accettabile, ben vengano quindi proposte e iniziative concrete come questa”, commenta Rossana Berardi, Presidente di Women for Oncology Italy.

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