• 3 August 2021

I farmaci equivalenti sono meno costosi e possono contribuire ad un miglioramento lieve dell’aderenza terapeutica, soprattutto nei malati cronici.

Stiamo parlando dei farmaci equivalenti, i farmaci che rispetto ai quelli “griffati”, firmati, sono diversi solo per il nome. Perché di fatto il principio attivo curante è lo stesso.

Ma allora perché i farmaci equivalenti non “decollano”? Perché i cittadini scelgono di acquistare il farmaco di marca per curare le proprie malattie invece che i farmaci a basso costo (ma non per questo di efficacia minore)?

Nella maggior parte dei Paesi il medico generico o medico di medicina generale ritengono i farmaci equivalenti uguali agli “originator”; alcuni pazienti hanno una peggiore compliance nei confronti del cambiamento della confezione; alcuni farmaci hanno una finestra terapeutica stretta e lo scostamento comporta maggiore cautele. Alcuni ostacoli, dei tanti.

Eppure i farmaci equivalenti a disposizione dei cittadini europei sono prodotti in oltre 170 siti produttivi in Europa, solo in Italia ce ne sono quasi 40 di cui 20 siti producono per tutta l’industria farmaceutica a livello italiano, europeo e mondiale. Quasi il 60% delle scatole di medicinali equivalenti che passano nelle farmacie italiane sono prodotte in Italia.

Nonostante questo l’analisi dei consumi per area geografica, nei primi 9 mesi 2019 dice che il consumo degli equivalenti di classe A è risultato concentrato al Nord (37,3% unità e 29,1% valori) rispetto al Centro (27,9%; 22,5%) e al Sud Italia (22,4%; 18,1%).

In Sicilia, secondo gli ultimi report dell’Agenzia italiana del farmaco, in un anno la quota di compartecipazione sostenuta dai cittadini per non acquistare il farmaco equivalente, è stata pari a 5milioni di euro, un dato estremamente superiore al ticket fisso. 

La situazione è dunque molto diversa tra le regioni d’Italia e questo spiega che molto lavoro di comunicazione deve ancora essere fatto.

La scelta dei farmaci equivalenti deve coinvolgere medico, farmacista e paziente, correttamente informati, senza pregiudizi e con dati che si basino sui principi di evidenza scientifica prima e su aspetti di sostenibilità economica poi. E’ necessario investire anche sulla formazione (scuole di specializzazione e università) sia per ribadire la stessa efficacia che ha il farmaco equivalente del farmaco griffato, sia perché venga garantita la continuità dell’aderenza alla terapia.

Tra le proposte? Una campagna informativa istituzionale (Ministero, Regione, AIFA) su larga scala e di maggiore impatto. Un appello forte e chiaro?  Un impegno fattivo da parte delle istituzioni, a garanzia della tutela del cittadino e del diritto alle cure.

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