• 10 August 2022

I farmaci equivalenti, o generici, presentano stesso principio attivo, stessa concentrazione, stessa forma farmaceutica, stessa via di somministrazione, stesse indicazioni di un farmaco di marca non più coperto da brevetto.

Sono dunque, dal punto di vista terapeutico, equivalenti al prodotto da cui hanno origine e possono quindi essere utilizzati in sua sostituzione. Ma i farmaci equivalenti sono molto più economici dei prodotti originali, con risparmi che arrivano da un minimo del 20% ad oltre il 50%. Questo non vuol dire che gli equivalenti abbiano caratteristiche di qualità inferiori ai prodotti originator, con identiche procedure che certificano la purezza delle materie prime e la loro qualità.

Il loro utilizzo, in particolare nel nostro Paese, è ancora basso: solo il 30% dei farmaci consumati sono farmaci equivalenti; 3 farmaci su 10, vs 6 su 7 nel resto d’Europa. Tutto questo mentre si registra un aumento della spesa farmaceutica (30 miliardi di euro l’anno) e quasi il 20% della spesa complessiva è a carico dei cittadini. Il 9,5% degli italiani rinuncia a curarsi per i costi troppo elevati dei farmaci!

Le ragioni dello scarso utilizzo di farmaci equivalenti sono imputabili a diversi ordini di fattori: elementi di costume e di abitudini a preferire il farmaco originator all’equivalente, il mercato dei farmaci equivalenti è molto differenziato, sono molteplici le referenze e le farmacie non riescono a reggerle tutte, sono continue ed imprevedibili le sostituzioni del farmaco, la scelta deve coinvolgere medico, farmacista e paziente correttamente informati, senza pregiudizi e con dati che si basino sui principi di evidenza scientifica prima e su aspetti di sostenibilità economica poi.

Certo è che il risparmio derivante dall’utilizzo di farmaci equivalenti si è rilevato indispensabile per investire maggiormente sull’innovazione farmacologica ma anche organizzativa.

Si chiede ai medici, nel rispetto della libertà prescrittiva ma coinvolgendoli nella gestione della spesa pubblica, di consigliare ai pazienti, soprattutto alla prima prescrizione, il medicinale con nome del principio attivo motivandone la scelta.

Ai farmacisti di avere un atteggiamento pro-attivo aiutando il paziente a scegliere i farmaci equivalenti anche e soprattutto nel trattamento della patologie croniche, evitando di pagare la differenza e migliorando l’aderenza al trattamento.

Alle istituzioni di assegnare obiettivi atti ad aumentare la prescrizione dei farmaci equivalenti con confezionamenti con miglior profilo costo/beneficio.

Il farmaco equivalente è una grande risorsa per il servizio sanitario nazionale e per il medico di medicina generale; compito nostro è anche quello di convincere il cittadino che l’efficacia del farmaco equivalente corrisponde in tutto e per tutto all’efficacia del brand.

È indubbio che la scelta del farmaco equivalente da parte dei cittadini è dettata da condizioni culturali, quindi tutti, medico, farmacista ed istituzioni, hanno il compito di educare i propri clienti e rassicurarli sulla sicurezza della terapia.

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