• 20 May 2022

L’equivalenza terapeutica è uno strumento che favorisce la razionalizzazione della spesa, così da allocare le risorse risparmiate a garanzia di un più ampio accesso alle terapie.

Il Piemonte è la prima e unica Regione italiana ad aver lanciato la gara di equivalenza terapeutica sull’HCV, a due anni dal via libera di AIFA. Per discutere dell’esperienza piemontese, Motore Sanità ha organizzato l’evento ‘Sostenibilità e appropriatezza nell’innovazione farmacologica in Regione Piemonte’.

“La ricerca nell’ambito della terapia medica è foriera di continua innovazione, volta a superare i crescenti e diversi ostacoli posti dalle innumerevoli variabili che possono condizionare il rendimento di un trattamento farmacologico.

Si tratta di un processo che può seguire sostanzialmente due principali indirizzi, talvolta contemporaneamente. Il primo si identifica con la capacità di superare il rendimento delle terapie disponibili nello stesso ambito terapeutico; l’innovazione in questo caso si connota in primis per un valore di efficacia terapeutica che supera i limiti degli strumenti terapeutici attualmente in uso, migliorandone quindi il rendimento in termini di percentuali di cura. Il secondo indirizzo è rappresentato dal miglioramento di aspetti diversi dall’efficacia, ma che a questa contribuiscono attraverso una più agevole somministrazione, minori effetti collaterali ed eventualmente il risparmio di risorse umane, materiali e logistiche.

La sostenibilità di questi benefici passa necessariamente da una visuale non settoriale ma complessiva, in cui, ad esempio, l’uso di farmaci o altri strumenti terapeutici inizialmente più costosi si associa a benefici per il paziente e il sistema la cui traduzione può articolarsi in una durata minore del trattamento, il minor uso di strutture mediche e una più rapida ripresa della normale vita di relazione da parte dei pazienti”, ha dichiarato Giovanni Di Perri, professore ordinario Dipartimento Discipline Medico Chirurgiche-Divisione Universitaria degli Studi di Torino, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive Ospedale Amedeo di Savoia, Torino.

“La sostenibilità è la caratteristica di un processo o di uno stato che può essere mantenuto a un certo livello indefinitamente. In Sanità nello specifico, riguardo ai farmaci, stiamo assistendo a una forte spinta innovativa ed è provato che l’innovazione aumenta la sopravvivenza, ma anche i costi. Perché il mercato sia sostenibile, è necessario avere una comprensione comune, raggiungere un “equilibrio” tra le diverse esigenze e gli obiettivi delle parti interessate: deve essere attraente e offrire vantaggi continuativi ai quattro gruppi di stakeholder chiave (medici, Sistema sanitario, pazienti e industria) sia a breve che a lungo termine.

Questa è una condizione idilliaca che nella realtà è ben lontana dall’essere raggiunta. Sono state tentate diverse strategie che però non essendo dinamiche come l’evoluzione della tecnologia farmaceutica, delle aspettative di cura e dei bisogni di salute, si stanno rivelando limitate, rigide e insoddisfacenti. La politica è chiamata ad apportare cambiamenti radicali sui meccanismi economici che, oltre ad avere tecnicismi difficili da applicare, non hanno mai ottenuto il loro scopo. Mi riferisco al Pay-back e ai tetti di spesa in una logica a silos.

Per quanto riguarda noi protagonisti del Sistema sanitario dobbiamo compiere un’evoluzione culturale che ci consenta di migliorare la soddisfazione dei bisogni di salute utilizzando le tecnologie più appropriate. Per ottenerlo dobbiamo padroneggiare strumenti come HTA, Analisi di Budget Impact, Studi di Real Word Evidence, tecnologie informatiche. Siamo pronti, ma dobbiamo essere supportati da un sistema dinamico”, ha spiegato Lucia Infante, dirigente farmacista SC Farmacia Ospedaliera AO S. Croce e Carle, Cuneo.

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