• 6 July 2022

L’eccessivo consumo di alcol, in crescita nella popolazione italiana, e le malattie metaboliche sono tra le cause principali di sviluppo di steatosi e di cirrosi epatica e nel nostro Paese gli esperti parlano di una vera e propria emergenza.

Alla cirrosi epatica si aggiunge quella che i clinici definiscono la “malattia di fegato del millennio”, la steatosi epatica non alcolica: ce l’ha 1 persona su 4 (il 60% degli obesi e dei diabetici) a causa di cattivi stili di vita. Di fronte a questo quadro la priorità è identificare precocemente i soggetti a rischio e rivedere i piani nazionali di prevenzione.

Le malattie croniche del fegato rappresentano un’emergenza epidemiologica e clinica a livello mondiale e nazionale. In Italia le persone colpite da cirrosi epatica sono 180mila casi, con un tasso di prevalenza dello 0,3% nella popolazione totale.

Luca Miele, ha fatto il punto sulla cirrosi epatica nel nostro paese e ha descritto il paziente cirrotico. Nei prossimi 10 anni potremmo avere un rischio di incremento di circa il 170% di cirrosi oltre che di epatocarcinoma e di morti legate a cause epatiche.

Il paziente con cirrosi epatica è un paziente estremamente fragile che va facilmente incontro a ospedalizzazioni, per vari motivi, per cui una condizione cronica abbastanza compensata può andare incontro nel tempo anche ad una condizione di scompenso epatico che può essere precipitato da eventi che possono essere anche potenzialmente letali, come le infezioni o il sanguinamento gastrointestinale.

La mortalità per cirrosi epatica si è ridotta nell’area del Mediterraneo ma ci sono alcune zone dove è incrementata; la cirrosi resta un problema non trascurabile. Anche l‘epidemiologia dei pazienti che vanno al trapianto è cambiata: ci sono molti più pazienti che hanno una epatopatia alcolica o metabolica e molto meno pazienti con epatite C grazie alle nuove terapie.

Ma non c’è solo la cirrosi epatica. Secondo Salvatore Petta la steatosi epatica non alcolica è una pandemia, è la malattia di fegato del millennio. Un soggetto su 4 ha steatosi epatica non alcolica, il 60% degli obesi e dei diabetici hanno la steatosi epatica non alcolica, tutto questo è legato a cattivi di stili di vita. Dobbiamo agire sulla prevenzione in ambito scolastico e lavorativo.

Gianni Testino, ha parlato di stigma della patologia epatica. I pazienti e le loro famiglie tendono a nascondere il problema perché si vergognano a parlarne e questo, da una parte, non permette di intercettarli, dall’altra si riducono le possibilità di una diagnosi precoce dei casi. Quindi non solo abbiamo una ridotta diagnosi di cirrosi epatica in fase precoce ma anche una forte riduzione di casi di epatocarcinoma in fase ancora curabile. La prevenzione primaria è fondamentale, la chiave sono i genitori e la scuola.

L’alcol è una delle cause di sviluppo della cirrosi epatica. Il problema dell’avvicinamento all’alcol è cambiato negli ultimi anni, la fascia dei giovani è pesantemente coinvolta e il numero stimato è di circa 1 milione 600 mila sotto i 18 anni e sono considerati consumatori a rischio.  In Italia circa il 60% di tutte le cirrosi epatiche è di origine alcolica.

Ha spiegato Emanuele Scafato che in totale sono 36 milioni i consumatori di alcol in Italia di cui 8,6 milioni sono i consumatori a rischio di cirrosi epatica (1,6 milioni di giovani e 1 milione di minori). Gli “heavy drinkers”, bevitori pesanti, che consumano una quantità di alcol dannosa per la salute sono circa 830 mila di cui solo il 7% sono presi in carico dal servizio sanitario nazionale.

Bisogna agire su diversi livelli di rischio, sui diversi target di età e di genere attraverso la prevenzione universale e quella ad alto rischio colmando i molti gap della programmazione e della prevenzione. I piani nazionali di prevenzione devono essere rivisti, bisogna rifare un Piano nazionale alcool e salute.

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