• 20 September 2021

Ad oggi i bilanci che riguardano chi deve combattere in prima linea il coronavirus sono drammatici:

ad oggi si possono contare oltre 145 medici deceduti ed oltre 30 infermieri.

A causa dell’altissimo rischio di contagio, a causa dei volumi dei pazienti concentratisi improvvisamente nelle strutture di cura per il propagarsi terribilmente veloce dell’epidemia, a causa delle poche informazioni sulle cure da utilizzare per bloccare la malattia nelle fasi iniziali a domicilio, a causa della carenza di dispositivi di protezione individuale, molti operatori sono stati contagiati. E spesso costretti a continuare le loro battaglie con il virus, a fianco dei pazienti, hanno salvato molti di loro senza riuscire a salvare sé stessi.

E mentre tutto il mondo industriale si stanno affannando nell’incremento della produzione di mascherine, guanti, ed altre protezioni indispensabili, la Cina, paese oramai tecnologicamente iperavanzato mette in campo la produzione di un robot appositamente creato per trattare i pazienti COVID-19. Ideato dal team dell’Università di Tsinghua il robot può svolgere molti dei compiti assistenziali da dedicare a questi pazienti ricoverati nelle strutture di cura tra cui eseguire tamponi, ecografie, auscultazioni ed altro, riducendo fortemente il rischio di contagio e l’impegno degli operatori sui pazienti ricoverati. Ovviamente il robot non può sostituirsi all’operatore sanitario ma operare in suo supporto per le attività routinarie e ripetitive senz’altro si. Uno di questi robot è già stato utilizzato in uno degli ospedali di Wuhan dopo aver effettuato corsi di formazione ad hoc per il personale interessato. Questa tecnologia ha un costo di 72.000 dollari, costo che potrebbe essere abbattuto dall’intervento produttivo di aziende dedicate a questo settore. Questi robot, una volta ben collaudati, oggi ed ancor più domani potrebbero salvare molte vite umane. Certo senza dimenticare che per i poveri pazienti, la loro presenza non può essere percepita come quella dei molti operatori che hanno dato loro conforto, con semplici carezze, sguardi ed altri gesti di sostegno umano.

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