• 3 August 2021

Blockchain in sanità, siamo davanti ad un nuovo paradigma per la gestione delle informazioni e come tale va affrontato, cercando il meno possibile di paragonarlo a strutture o processi che già conosciamo.

Non possiamo pensare che un settore importante come quello sanitario possa rimanere statico per sempre. Occorre introdurre la blockchain in sanità quanto prima. Se parliamo di innovazione o evoluzione, non possiamo immaginare solo “nuovi prodotti” da utilizzare, ma anche e soprattutto nuovi processi, nuove infrastrutture, nuovi modelli, nuovi sistemi, nuovi paradigmi.
Circa 12 anni fa l’uomo ha inventato una tecnologia in grado di cambiare per l’ennesima volta il mondo.
Come con tutte le tecnologie, ci abbiamo messo molti anni per capirlo.

Oggi, la definiscono come la più grande rivoluzione dopo Internet.

Stiamo parlando della “Blockchain”.
La blockchain (in italiano “catena di blocchi”) è un registro pubblico, distribuito e basato su crittografia che registra informazioni e transazioni all’interno di blocchi di dati incatenati tra loro.
Questo registro ha alcune caratteristiche fondamentali:
Pubblico: in quanto è open-source, chiunque può accedervi o scaricare una copia della blockchain sul proprio pc;
Distribuito: è decentralizzato, non esiste un server centrale ma tutti i nodi della rete comunicano tra loro in maniera peer-to-peer (paritaria);
Crittografato: ogni blocco contenente i dati delle transazioni genera un marchio temporale (data e ora esatta in cui è stata inserita l’informazione) ed è collegato crittograficamente al blocco precedente (come in una catena). Ciò rende l’informazione inserita non modificabile e verificabile, garantendone la sicurezza.

Dunque, siamo davanti ad un nuovo paradigma per la gestione delle informazioni e come tale va affrontato, cercando il meno possibile di paragonarlo a strutture o processi che già conosciamo.
Allora forse sì che saremo in grado di capire veramente fino in fondo questa tecnologia e saremo in grado di introdurre le blockchain in sanità.
Una struttura del genere rende, quindi, superflua l’intermediazione di parti fiduciarie che sinora hanno svolto un ruolo preminente nella tenuta di registri di vario genere, specialmente in uno degli ambiti che più può contare su un’enorme mole di dati: la sanità.
Tante sono le applicazioni che una tecnologia simile potrebbe avere, uno dei suoi possibili utilizzi, ad esempio, potrebbe essere quello di verificare l’identità digitale del paziente, gestire in sicurezza la cronologia delle prescrizioni mediche, delle somministrazioni dei farmaci o della terapia da seguire.
Con le blockchain in sanità potremmo pensare anche alla possibilità di certificare i corretti dispositivi medici da utilizzare o tenere traccia (incorruttibile) di chi ha prescritto un determinato farmaco o ha somministrato una determinata medicina in ospedale; gli organismi sanitari, inoltre, avrebbero l’opportunità di efficientare il sistema attraverso Smart Contract (contratti intelligenti) che si auto-eseguono con il verificarsi di alcune condizioni pre-determinate, consentendo il tracciamento sicuro ed immodificabile delle informazioni e, allo stesso tempo, tracciando il corretto funzionamento dei dispositivi medicali (una specie di scatola nera inhackerabile).
Queste sono solo alcune delle applicazioni della tecnologia blockchain in sanità già possibili da diversi anni, ma purtroppo chi dovrebbe accorgersene ed applicarle non lo sta facendo e, come al solito, ci arriveremo tra una decina di anni.
In ritardo. Come sempre…

L’articolo “Blockchain in sanità” è presente sul numero 8 del nostro magazine che potete sfogliare qui
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