• 20 September 2021

L’accesso alle cure con anticorpi monoclonali deve essere omogeneo e funzionale ai bisogni delle persone.

Considerati la terapia di precisione del Covid-19, gli anticorpi monoclonali rappresentano un’opzione per tentare di bloccare l’infezione da SARS-CoV2 nelle prime fasi ed impedirne la progressione a malattia che richieda la necessità di ricovero in particolare nei soggetti a rischio di sviluppare un Covid-19 grave.

Così come gli antivirali, gli anticorpi monoclonali sono indicati in pazienti positivi entro 10 giorni dall’esordio dei sintomi e non in pazienti che necessitano di elevati volumi di ossigeno. Infatti, se somministrati all’insorgere dei primi sintomi, meglio se entro i primi 4-5 giorni, permettono di tenere sotto controllo il decorso della malattia e di evitare la forma più grave.

Purtroppo nella somministrazione di queste cure con anticorpi monoclonali ci sono enormi differenze tra le varie realtà del Paese e anche all’interno della stessa area territoriale. È un problema che secondo la comunità scientifica va con urgenza superato, perché l’accesso alle cure deve essere omogeneo e funzionale ai bisogni delle persone.

L’Agenzia Europea per i medicinali (EMA), l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e altre istituzioni internazionali e nazionali (NIH) si sono espresse sull’utilità dell’uso degli anticorpi monoclonali contro l’infezione da Sars-COV-2 che ha già provocato in Italia oltre 120mila morti (n.d.r. I dati si riferiscono a maggio 2021).

Attualmente le linee guida e i trial in corso sdoganano l’impiego dei medesimi più come profilassi che come terapia nei pazienti con malattia grave e conclamata. Gli anticorpi monoclonali non sono stati ancora completamente studiati e non hanno ricevuto l’approvazione definitiva dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ma un parere scientifico positivo all’uso da parte degli enti regolatori dei vari paesi europei, in conseguenza degli studi sino ad ora presentati in pazienti con le caratteristiche definiti precedentemente.

Sono stati oggetto di autorizzazione temporanea AIFA l’anticorpo monoclonale bamlanivimab e l’associazione di anticorpi monoclonali bamlanivimab-etesevimab, prodotti dall’azienda farmaceutica Eli Lilly, nonché l’associazione di anticorpi monoclonali casirivimab-imdevimab dell’azienda farmaceutica Regeneron/Roche: tra i pazienti non ospedalizzati con malattia Covid-19 da lieve a moderata questi trattamenti sono stati associato a una riduzione statisticamente significativa della carica virale Sars-COV-2 al giorno 11.

La somministrazione precoce degli anticorpi monoclonali è la chiave fondamentale e per questo è importante il ruolo dei medici di famiglia che, lavorando a stretto contatto con le strutture ospedaliere, possono ottimizzare la gestione di questa cura.

Una adeguata ed armonica continuità assistenziale tra medicina del territorio e ambulatorio ospedaliero per la somministrazione dei monoclonali è pertanto il requisito indispensabile per garantire la precocità della diagnosi e dell’intervento terapeutico che, altrimenti, perde la sua potenziale efficacia.

Secondo la comunità scientifica occorre che si intraprendano ovunque protocolli di collaborazione tra ospedale e territorio per consentire il loro utilizzo nelle prime fasi dell’infezione, superando le diversità d’uso regionali.

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