• 16 October 2021

 

Secondo un nuovo studio realizzato da ricercatori del Dipartimento di Informatica dell’Università di Copenaghen, alcune app per la salute che monitorano, ad esempio, la frequenza cardiaca, il sonno o altri parametri vitali, possono generare stati di ansia nei pazienti.

Ma qual è la causa? Essendo sempre a “portata di utilizzo” possono infatti indurre i pazienti a porsi domande che, nelle persone più sensibili o facilmente suggestionabili, potrebbero diventare troppo insistenti e portare a stati di ansia anche gravi.

Secondo uno degli autori dello studio, in base alle risultanze ottenute il sistema delle automisurazioni  di alcune app per la salute può risultare più problematico che benefico per chi soffre di ansia.

Questo perchè le persone iniziano ad utilizzare queste informazioni come se fossero state date da un medico, e non da un dispositivo tecnologico di misurazione “neutro”. Infatti i pazienti non avendo le basi conoscitive necessarie per interpretare tali dati, vengono portati ad essere ansiosi oppure ad interpretare le informazioni in maniera sbagliata.

Quando il ricercatore si è accorto di questo importante “effetto collaterale”? Dopo aver esaminato, insieme ad altri due ricercatori, un gruppo di pazienti con aritmia cardiaca e con peacemaker.

Il ricercatore dello studio è arrivato alla conclusione che le persone debbono essere aiutate ad interpretare i dati e le informazioni da personale qualificato, dunque dal proprio medico. Ciò perché sennò si andrebbe ad inficiare l’utilità di tali tecnologie.

Questa conclusione ha spinto anche il ricercatore a pensare all’importanza di una piattaforma digitale condivisa di dati: tramite tale portale, infatti, medici e pazienti potrebbero interagire ed interpretare in maniera congiunta questi dati.

Per maggiori informazioni:

JMIR – Experiences With Wearable Activity Data During Self-Care by Chronic Heart Patients: Qualitative Study | Andersen | Journal of Medical Internet Research

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